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cagnacciosolidale

Come diventare cooperante?

Mi e’ capitato varie volte di ricevere messaggi da amici o amici di amici, nei quali mi venivano chiesti consigli del tipo: “come posso anche io aiutare gli altri/fare un’esperienza fighissima in un luogo disagiato/trovare un lavoro in una ONG?”

Ogni volta cerco di prendermi del tempo per rispondere adeguatamente, a volte finisco per non rispondere proprio, per un motivo o per l’altro alla fine non mi sento mai veramente soddisfatta.

Vorrei dire che bisogna studiare, essere preparati e sapere un sacco di lingue, ma la verità e’ che non c’è un percorso standard da compiere che ti assicuri l’ingresso in questo mondo.

Vorrei spaventare un po’ gli aspiranti cooperanti, perché credo che non sia un lavoro per tutti, perché servono forti, fortissime motivazioni (che non vengono scalfite dal mio terrorismo psicologico).

Vorrei anche dare un po’ l’idea di quello che e’ per me la cooperazione, e che non serve a nulla partire per l’Africa se nella vita di tutti i giorni non ci preoccupiamo nemmeno di sapere come sta il nostro vicino di casa.

Vorrei dire che e’ un lavoro che ti sceglie, prima che tu lo scelga, perché per me è stato cosi’, sono entrata in una spirale di emozioni e situazioni, che mi ha portato in luoghi in cui non avrei mai pensato di capitare.

Vorrei dire che non ce lo meritiamo, che l’Africa e i PVS in generale non hanno bisogno di essere salvati da noi, anzi, spesso facciamo grossi casini senza rendercene nemmeno troppo conto.

Cosi’ caro aspirante cooperante vorrei dirti di startene a casa tua, ma se proprio decidi di partire sii paziente, ascolta, studia. Cerca di essere umile e non lamentarti troppo.

Ricorda che TU con il tuo passaporto puoi andare dove vuoi e fare quello che vuoi, chiediti se per gli abitanti del paese che ti accoglie vale lo stesso.

Ricorda che partirai pieno di speranze e curiosità e quando tornerai a casa dai tuoi amici ti accorgerai di essere molto cambiato e sarà difficile tornare indietro.

Ricordati che avrai responsabilità al di là delle tue capacità e che non sarà quasi mai facile.

In questo momento, più che in passato, dove i conflitti del mondo sembrano essersi avvicinati, chiunque penserà di capirne più di te e le critiche voleranno facili.

Rischierai di avere il morale a terra, di incazzarti e diventare politologo opinionista sui social network. 

Rimani te stesso, ma fatti cambiare dalle persone che incontrerai nel tuo percorso.

Buon viaggio!

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COOPERANTI: MISSIONARI, VOLONTARI O CASSIERI DELLA COOP?

Da qualche anno ormai svolgo la professione del Cooperante, ma ancora, quando mi viene posta la domanda “che lavoro fai?” faccio fatica a rispondere.

Cooperante è una parola contenitore che vuole esprimere una molteplicità di attività e professionalità diverse. E’ anche una parola poco accattivante, che rimanda al massimo ai giovani militanti coi rasta e con le mani sempre intente a rollare sigarette. Quelli di Scienze Politiche che non sono interessati alla carriera diplomatica che non si sono buttati nell’ufficio relazioni con l’estero di qualche azienda italiana.

Quando mi sono laureata io, nemmeno sapevo cosa fosse il cooperante e quindi non mi stupisco che la maggior parte degli italiani possa avere in testa solo due categorie:

Quella dei Missionari (siano essi religiosi o laici): persone di buona volontà che decidono di lasciare gli agi della patria natia per dedicarsi agli ultimi della terra al cento per cento;

o quella dei Volontari: giovani in crisi, che decidono di passare un mese della loro estate presso un orfanotrofio che esplode di bambini colorati e sorridenti, dove ritrovano loro stessi e la gioia di vivere.

A volte mi sono morsa la lingua, dopo che – alla fatidica domanda – ho risposto: “gestisco progetti di sviluppo o di emergenza…si, come una volontaria, ma sono pagata, non tanto, ma ecco, è il mio lavoro“.

Perché è così difficile descriversi?

Credo che questa sia una questione aperta per tanti come me, forse forse questo accade anche perché ciascuno di noi ciclicamente si trova ad attraversare una crisi di identità e a dire a se stesso: “e chi me l’ha fatto fare?! e se semplicemente aprissi una piadineria in Costa Rica?” ma soprattutto perché il lavoro del cooperante è un lavoro difficile, dove si ha a che fare con le persone, con le culture, gli stereotipi, la povertà, la ricchezza sconfinata, le ingiustizie, la polizia, i ministri, le nazioni unite, la solitudine, le incomprensioni linguistiche, la sorellanza, le malattie e potrei continuare all’infinito senza trovare una definizione breve, chiara ed esaustiva per descrivere tutto questo.

 

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